14 Febbraio 2021

Lettera a chi avesse l’idea di regalare un libro


Cari genitori, nonni e altri parenti o affini, mettiamo che una bambina o un bambino compiano gli anni o facciano la prima comunione o sia Natale e voi volete regalar loro un libro. Poiché siete persone sensibili e possedete buona cultura, avete capito che se un bambino legge fin da piccolo è più facile che da grande sia un buon lettore e se è un buon lettore il suo stesso destino sarà diverso da chi invece non familiarizza con i libri. Questo lo si sapeva per intuito, ma le bioscienze ce l’hanno confermato: il cervello che legge assume una plasticità particolare che lo potenzia e lo rende più abile per un’infinità di operazioni, comprese quelle logiche e matematiche, compresi i comportamenti più urbani e decorosi.

Bambini e libri

Ora però dovete regalare un libro e c’è da fare una scelta. Se regalerete un buon libro farete un dono originale, perché ormai quasi tutti si orientano verso stru menti elettronici (smartphone, ecc.). Ma attenzione, regalare un libro non è facile come regalare uno strumento elet tronico, se sbagliate e regalate un libro non adatto, che annoierà, non solo il vostro regalo non sarà apprezzato, ma potreste provocare, anche se minima, una reazione negativa rispetto all’affe zione alla lettura. Come regolarsi? Ci si può affidare alla memoria, ai classici, pensiamo a Pinocchio, a Sandokan, op pure alle fiabe o alle favole che, nel caso il bambino non sapesse ancora leggere, possono leggergliele gli adulti.  

Però a rifletterci bene è un peccato, ci sono oggi tanti nuovi libri, tanti albi bene illustrati che fanno mostra nelle vetrine delle librerie. Sono spesso gra duati per età (in genere l’età è indicata nella quarta di copertina o su internet), ci sono perfino libri per la culla molto ben fatti, e via via che il bambino cresce l’editoria offre una produzione ampia. Vengono pubblicati ogni anno circa tre mila nuovi titoli, tremila, quindi non c’è che l’imbarazzo della scelta. È ovvio che è necessario tener conto dell’età del bambino e, se lo si conosce, anche dei suoi gusti: può essere che egli ami i di nosauri o gli insetti, ma anche che pre ferisca le storie che fanno ridere. 

Ma proprio qui sta il rischio, su tremila nuovi titoli molti sono davvero belli nella confezione e narrano belle storie, ma è difficile che proprio tutti siano ot timi, è ovvio che alcuni saranno, come dire, libri leggeri non in senso calvi niano (non mi piace disprezzare i libri, nemmeno i meno belli). Allora bisogna saper scegliere e scegliere in una mole così vasta è quasi impossibile. Affidarsi al libraio? Sì, ma attenzione, spesso i libri che vengono proposti o che sono in bella vista possono avere belle imma gini ma non buoni testi (in qualche caso, ma è più raro, può essere vero anche il contrario). Affidarsi all’intuito? Sì ma attenzione, spesso le belle imma gini, magari oniriche, che riempiono la pagina di colori meravigliosi, servono proprio a colpire l’occhio e a nascondere un testo mediocre, illeggibile magari stampato e pasticciato sul colore. Allora?  

Allora, verrebbe da dire, buona fortuna. Ma non ci si può affidare del tutto al caso quando si sceglie.

Fonte: Pepeverde 7/2020

Del resto anche quando acquistiamo, per regalarli, un paio di pantaloni o una camicetta ab biamo bisogno di provarli, di conoscere più o meno le misure di chi li indosserà. Quindi anche quando si sceglie un libro è bene fare un po’ come se si dovesse re galare un vestito. Se siete una persona sensibile e di buona cultura come detto è utile non scegliere tanto in fretta, vi soffermerete a esaminare e a leggere passi del libro, a guardare le immagini che se sono belle educano al bello (o vi ceversa!). E nei limiti del possibile te nete conto del bambino a cui il libro è destinato, ci sono bambini che a sette o otto anni già leggono con scioltezza e possono cimentarsi con testi un po’ più lunghi e impegnativi e altri che hanno difficoltà; ci sono bambini che hanno genitori disponibili a leggere insieme e bambini i cui genitori non presentano la stessa disponibilità.

C’è chi dice che un buon metodo è quello di accompagnare il bambino in libreria in modo che faccia le sue scelte. È un buon metodo. Ma attenzione, ho visto a volte gruppi di bambini, magari amici o intere classi di una scuola d’in fanzia o primaria, entrare in libreria e uscire tutti o quasi tutti con lo stesso o gli stessi libri in mano: erano i libri più pubblicizzati o quelli costruiti su car toon famosi. Ora ogni libro ha il suo va lore, ma spesso quei libri non sono i migliori; e il fatto che i bambini scel gano proprio solo quel tipo di libri la dice lunga sui condizionamenti che i media hanno su di loro. 

Se invece di un bambino è un adolescente?

Se poi il regalo riguarda non un bam bino ma un ragazzo le cose si compli cano un po’. Già a dieci/undici anni ma anche prima ragazze e ragazzi hanno preferenze, spesso di genere, altre volte di personaggi, altre volte di mezzi (c’è chi ama il fumetto e chi no, per esem pio). E poi c’è un altro fenomeno, nel l’età adolescenziale come d’incanto anche quei bambini che magari legge vano molto, abbandonano la lettura. Non che non leggano più, anzi leggono e scrivono molto su supporti elettronici: per esempio i messaggini sul cellulare con gli amici o con il partner e lo fanno con una velocità che ci stupisce, ma i libri poco o niente. Si penserà: certo, nascono gli amori, i gruppi di amici, la curiosità per il mondo reale ed è logico che i ragazzi mettano per un attimo da parte i libri, la lettura, i romanzi, le fan tasticherie.  Noi abbiamo detto per un attimo, ma il fatto è che per molti ragazzi quell’at timo dura tutta la vita, cioè molti pur proseguendo gli studi non tornano più alla lettura disinteressata, quella che chiamiamo lettura del tempo libero. Questo avviene in tutto il mondo, ma di più avviene in Italia. È difficile capire perché, c’è chi grida alla responsabilità della scuola, chi al cattivo esempio degli adulti in genere e forse c’è da credere che un po’ di ragione ce l’abbiano.

Fonte immagine: Pepeverde 7/2020

Qualche dato può aiutarci a capire il fenomeno. I bambini italiani, percen tualmente parlando, leggono molto, molto di più degli adulti, tant’è che l’editoria per ragazzi in genere vende e rende molto, è, come si dice, in attivo, e nei bilanci delle case editrici pareggia i bilanci dei libri per adulti che invece sono spesso in rosso. Negli ultimi anni c’è stata la nascita di nuove case editrici o di nuovi marchi di case editrici che pubblicavano solo per adulti e che aprono alla letteratura per bambini e giovani. Ne diamo notizia quasi in ogni numero della nostra rivista (anche su questo con articoli di Albertazzi e As sandri). 

Poi arriva il crack, verso i 12 e 13 anni i ragazzi smettono di leggere e solo una piccola parte torna a essere un buon let tore. A leggere almeno un libro al l’anno, dice l’Istat, è il 40% degli adulti, ma si tratta di un dato ottimistico: gli editori con le loro rilevazioni di marke ting ci informano che i buoni lettori, quelli che leggono sette o otto libri al l’anno (e che sostengono l’editoria) sono circa il 10%. C’è quasi da vergo gnarsi: anche stando alla fonte Istat, il 60% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno! Tullio De Mauro so steneva che questa ignoranza ha un costo elevato, genera un’incapacità di ragionare e di discernere che influisce nella vita quotidiana, nei rapporti in terpersonali, nei comportamenti e per fino nelle scelte importanti di un popolo, a cominciare da quelle politi che. C’è da credere anche a lui.

È anche questa situazione che rende dif ficile scegliere un libro da regalare a un adolescente. Qui la conoscenza del ragazzo è indispensabile, sensibilità e buona cultura sono necessarie. Un buon metodo sarebbe di lasciare una somma “sospesa” a una libreria vicino alla casa del giovane, sperando che vada a scegliersi un libro. (Ma è un metodo pochissimo praticato; si comincia a pra ticare tuttavia, in alcune librerie indi pendenti, il libro “sospeso”, come il caffè al bar e pare che funzioni). 

Anche degli adolescenti sarebbe bene riuscire a conoscere i gusti, in modo da regalare un libro di un genere gradito. A me la prima idea che viene in mente è di regalarne uno della trilogia di Italo Calvino, ma non la consiglio perché sa rebbe un ripiego, come quello di rega lare un classico. Se siete lettori di una rivista specializzata come questa potete orientarvi tra le nostre proposte, di certo ci sono bellissimi libri di bravissimi au tori per gli adolescenti.

Purtroppo quei libri finiscono spesso sommersi da un’iperproduzione e dalle mode. Tra i giovani c’è chi non legge niente ma ci sono alcuni che non si mettono paura di leggere libri fantasy o gialli o horror di 400 pagine. Come facciano non lo so nemmeno io, che nei libri per ragazzi che scrivo supero raramente le 150 pa gine. Però queste tendenze e questi gusti, sia pure determinati spesso da battage pubblicitari (ma insomma siamo un po’ tutti condizionati e difen dersi non è facile), sono fatti che un adulto deve tener presente se crede nello sviluppo libero dei giovani e nella cre scita che una sana lettura di certo può agevolare.  

Le difficoltà qui esposte non hanno lo scopo di scoraggiare, anzi hanno quello di incentivare chi avesse l’idea sana di regalare un libro. Che l’Italia sia, ri spetto agli altri paesi sviluppati dove il numero dei lettori è spesso più del dop pio, così indietro nella crescita culturale generale è un vero peccato, in una so cietà più colta e più civile si vive meglio tutti. Quando si parla di poca affezione della lettura c’è sempre chi salta su per dire che la colpa è tutta del computer e delle nuove tecnologie. Dimenticando che le nuove tecnologie sono diffuse negli altri paesi industrializzati più che da noi.

Di Ermanno Detti (dal Pepeverde nr. 7/2020)



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