14 Febbraio 2021

Leggere è bello, leggere bene è meglio


Di Ermanno Detti (Pepeverde 3/2020)

Care lettrici e cari lettori,

scriveva Giacomo Leopardi quasi due secoli fa: «I libri specialmente, che ora per lo più si scrivono in minor tempo che non ne bisogna a leggerli, vedete bene che, siccome costano quel che valgono, così durano a proporzione di quel che costano» (Dialogo di Tristano e di un amico, 1832). E aggiungeva che se in una biblioteca ci sono libri diversi, giova leggere prima quelli da cui «si ricavi maggior costrutto» e poi mettere «mano ai libri improvvisati».

Certo il tema dei libri scritti in maniera affrettata, a cui Leopardi allude, si imponeva già alla sua epoca, anche se
la massima diffusione del feuilleton la troviamo a metà Ottocento stavano ormai comperando i primi romanzi di appendice. Ma il recanatese ha idee sane: leggiamo prima i libri migliori, poi se ci avanza tempo pas- siamo agli altri, che ai libri, a tutti i libri, è dovuto rispetto.

Oggi in Italia i libri destinati a bambini e a ragazzi sono quasi a quota tremila nuovi titoli ogni anno (la rivista Liber ci informa che nel 2018 erano stati prodotti 2.615 nuovi titoli, e nel 2019 sembra esserci stato un notevole incremento). Allora le indicazioni di Leopardi sarebbero ancora valide se non ci fossero fenomeni nuovi, come la lotta per accaparrarsi i primi piani degli scaffali delle librerie attraverso una produzione esagerata, come la
rincorsa alla pubblicità sui media soprattutto elettronici, come il mercato online che mette sempre più in difficoltà le librerie.

Forse il mercato dei libri per ragazzi si salva un po’ dal mercato online perché se un genitore compra un libro per un bambino spesso vuole vederlo ed è facile che si rechi in libreria. Ma anche in questo caso la scelta si fa difficile, la mole della produzione sommerge o appiattisce la qualità; le stesse librerie tendono a esporre i libri più appariscenti (da qui la produzione di libri di grande formato e di illustrazioni spettacolari, abbaglianti) o quelli più pubblicizzati dai media. Un tempo un buon libraio aveva il tempo di leggere almeno qualche pagina di un libro e di consigliarlo, oggi sempre più spesso si limita a esporre quello più reclamizzato.

Una produzione così vasta, e per giunta in un paese di non lettori come l’Italia, è una contraddizione. Occorrerebbero libri di “maggior costrutto”, cioè di numero inferiore e di miglior qualità. Ponendosi la questione della formazione dei lettori, offrendo libri ben scritti, divertenti o commoventi, insomma coinvolgenti (questa è la formula che noi portiamo avanti su queste pagine). Ci permettiamo infine di raccomandare una maggiore attenzione agli autori italiani, oggi ne abbiamo molti anche validi, mentre, ci informa sempre Liber, la prevalenza made in Italy si assottiglia: quasi il 50% dei nuovi titoli sono di importazione straniera. Siamo per la multiculturalità, ma qui ne vediamo poca: la maggior parte dei libri di importazione provengono dai paesi anglosassoni e dall’aera francofona.

Comunque a chi sceglie un libro raccomandiamo di far tesoro delle indicazione di Leopardi, rimandiamo a domani la lettura dei «libri improvvisati». Ce ne sono tanti in giro.



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