Sull’educazione sentimentale.
Note a margine fra storia e attualità

*Università degli Studi Roma Tre
I.
Questa emergenza sociale ha indotto il legislatore italiano a prevedere un inasprimento delle pene ma anche nuove figure di reato o nuove denominazioni – come quella del femminicidio – termine coniato negli anni Novanta per indicare che l’uccisione di lei è espressione di una cultura di sopraffazione connessa alle dinamiche culturali di genere. Ragazzi e ragazze, così, anche poco più che adolescenti 1, i quali nonostante la profonda trasformazione culturale ed educativa della società avvenuta dagli anni Settanta ad oggi – caratterizzata dalle battaglie per l’emancipazione femminile, dall’ampliamento dei diritti civili, dai mutamenti relazionali fra i generi diventati sempre più paritari e democratici sia nella vita privata sia in quella pubblica – agiscono dinamiche relazionali di violenza che sembrano essere strettamente correlate alla cultura del dominio di patriarcale memoria. Ed è un fenomeno trasversale a tutte le classi sociali, ieri come oggi, che è stato per secoli indirettamente legittimato dal linguaggio normativo codificato, secondo il quale le donne non erano pari agli uomini e non godevano dei medesimi diritti civili, politici, patrimoniali processuali, amministrativi 2.
Disposizioni discriminatorie che non sono così lontane nel tempo e che forse continuano ad agire sottotraccia nelle mentalità collettive. Infatti, ci sembra che all’accelerazione dei processi di emancipazione femminile corrisponda una reazione sempre più violenta e aggressiva da parte degli uomini. Come se la sofferenza giovanile e il tema dello smarrimento dell’identità maschile 3 intersecassero sottotraccia rabbia e nostalgia per un vecchio ordine patriarcale, unendosi in una miscela esplosiva. Su questo punto Michela Marzano ha delineato la figura del giovane contemporaneo, non educato a convivere con le frustrazioni e con il principio di realtà: in altre parole un’acuta incapacità di accettare i limiti e un’idea confusa di sé che si sgretola davanti a ogni ostacolo e a ogni rifiuto 4. Intellettuali di vario tipo – pedagogisti, filosofi, insegnanti ecc – chiamati ad esprimersi nel tentativo di individuare le cause di un fenomeno certamente complesso e che intercetta il fallimento dell’educazione intenzionale ove questa ci sia, parlano di permanenza sottotraccia della cultura patriarcale, di analfabetismo emotivo e relazionale, di inefficacia educativa diffusa sia della famiglia sia della scuola. Si è così evidenziata la centralità della questione educativa, rilanciando da più parti la necessità di prevedere interventi pedagogici di educazione alla parità di genere, di educazione sentimentale, di educazione all’affettività e alla decodifica delle emozioni, di educazione alla sessualità. Siamo assolutamente concordi che il fenomeno della violenza di genere richieda, in prima istanza, un investimento educativo su vasta scala, che si irradi lungo tutto il sistema formativo secondo una politica culturale che sia centrata sullo scambio, sul dialogo, sulla sinergia di interventi che coinvolgano dalle famiglie alla scuola di ogni ordine e grado, dagli ospedali ai consultori, dai centri antiviolenza ai servizi sociali, dai mass media ai social media, solo per citare le realtà più esposte nel discorso 5.

Eppure, ancora oggi sono pochi i finanziamenti e non limpide le politiche culturali che vanno in questa direzione: scarsa l’informazione nei centri deputati a realizzarla, inadeguata la formazione degli operatori sociali e sanitari, delle forze dell’ordine, degli insegnanti, spesso disfunzionale il dialogo tra scuola e famiglie, ideologica e contraddittoria la produzione normativa che si limita a inasprimenti sanzionatori non sempre utili sul piano della prevenzione. Per quanto concerne il ruolo della scuola, nonostante le numerose raccomandazioni provenienti da organismi internazionali – dall’Organizzazione Mondiale della Sanità all’UNESCO, dal Parlamento Europeo alla Convenzione di Istanbul – l’Italia non ha ancora introdotto percorsi curriculari (quindi stabili e continuativi) di educazione sessuale e affettiva in tutti gli ordini e gradi di scuola, a differenza di un panorama europeo che già da tempo, anche se non in modo unitario, si è mosso in questa direzione 6. A parte la pionieristica Svezia che ha reso obbligatoria l’educazione sessuale a scuola già dal 1955, i paesi che hanno operato in questa direzione sono la Francia, la Finlandia, la Danimarca, la Norvegia, la Germania, la Lettonia, l’Austria, i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo, la Repubblica Ceca. In questi paesi, l’educazione sessuale è per lo più concepita come un insegnamento trasversale a tutti i campi del sapere – pensiamo alla potenza educativa che può essere assolta dal sapere letterario, filosofico o storico – ed è aperto alla collaborazione esterna con Ong, istituzioni sanitarie e servizi sociali. Una normativa che, in alcuni contesti, come l’Austria, l’Irlanda e la Slovacchia, contempla anche la possibilità dei genitori di chiedere l’esclusione dei propri figli dalle ore di educazione sessuale: libertà che, a nostro avviso, contribuisce ad indebolire la progettualità educativa e ribadisce una preminenza discutibile alla politica educativa della famiglia.
II.
In Italia, l’educazione sessuale e affettiva è stata, fino ad ora, lasciata alla libera, sporadica e intermittente iniziativa di volenterosi insegnanti, che spesso hanno dovuto anche remare contro il disappunto dei dirigenti scolastici o l’ostilità delle famiglie. È documentata come un percorso che si è realizzato per lo più in modo frammentato, occasionale, di breve durata, non olistico, che coinvolge soprattutto la città e il centro nord, quasi inesistente in provincia e al sud. Un’ostilità alla questione che ribadisce la diffusa cultura sessuofobica presente nella società italiana e la scelta, di «lunga durata», di reprimere, silenziare, rimuovere temi che possano mettere in discussione un sistema sociale fondato sull’asimmetria dei rapporti fra i sessi. Secondo l’analisi di Foucault è della società borghese l’introduzione di una repressione nuova, caratterizzata da un più rigido controllo sociale sul corpo e sulla sessualità 7: la coppia coniugale diventa l’unica titolare di una sessualità legittima (mentre le sessualità periferiche vengono condannate e perseguitate sul piano sociale), finalizzata alla riproduzione, esaltata sotto il profilo della legittimità della discendenza e, quindi, del passaggio economico fra le generazioni, articolata su una rigida asimmetria e separazione di ruoli e funzioni: la donna confinata nella vita privata è madre per destino biologico, sottomessa alla sua funzione oblativa di cura; mentre all’uomo spettano la scena sociale e la gestione del potere dentro e fuori la vita privata 8.
Val la pena ricordare che l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole italiane introdotto da Credaro nel 1913, venne definitivamente allontanata con i Patti Lateranensi del 1929, a causa della storica ostilità della Chiesa che la considerava fra le cause di un progressivo snaturamento dell’assetto asimmetrico della famiglia borghese 9.
D’altronde, la prassi del «silenzio educativo» sul sesso, alimentata da medici, pedagogisti e educatori fra Otto e Novecento, riguarda sia le fanciulle che devono essere allevate nel pudore e nella verginità, poiché è su questi valori che poggia l’onorabilità della famiglia 10; sia gli uomini, spesso addestrati brutalmente alla sessualità attraverso le case di tolleranza 11: esperienza che poteva rivelarsi anche lesiva della propria identità, come racconta Vitaliano Brancati ne Il bell’Antonio (1949), in cui il protagonista resta schiacciato dal culto di una virilità maschile arcaica e prepotente che nella realtà alimenta una sostanziale diseducazione all’affettività. In Italia alla fine degli anni ’50, il dibattito sull’educazione sessuale nelle scuole esplicita con chiarezza la paura diffusa di mettere in crisi il sistema di valori della tradizione borghese, cosicché le stesse forze più progressiste si espongono con cautela, affinché il mutamento della morale sessuale avvenga senza distruggere l’asimmetria fra i sessi, codificata dallo stesso diritto 12. Non dobbiamo dimenticare che in quegli anni, il nostro ordinamento giuridico prevedeva ancora il delitto d’onore (abolito nel 1981) e il matrimonio riparatore che estingueva il reato di sequestro e di stupro (abolito nel 1981): due istituti retaggio di una cultura patriarcale arcaica che riconoscevano alla famiglia il diritto di farsi giustizia da sé come un clan primitivo. Ancora esisteva il divieto di accesso ad alcune professioni intellettuali per le donne, come la magistratura, che sarà resa accessibile a partire dal 1963; mentre la parità nella vita familiare e la potestà materna sui figli sarà conquistata solo con la riforma del diritto di famiglia del 1975 (prima era solo patria potestà); la contraccezione sarà resa lecita nel 1975 e l’aborto nel 1978, ritenute negli anni del fascismo crimini contro l’integrità della stirpe 13.
Era il 1996 quando lo stupro venne ritenuto un reato contro la persona e non più contro il buon costume e l’ordine delle famiglie; mentre saranno le famose puntate di Processo per stupro, trasmesse in TV nel 1979, a scandalizzare l’opinione pubblica per la violenza psicologica che subiva la vittima, trasformata in imputata da una mentalità maschile secondo la quale una donna «di buoni costumi» non poteva essere violentata, a meno che non avesse provocato o fosse stata esplicitamente consenziente. Sono anni caratterizzati da una trasformazione profonda della società, alimentata soprattutto dai movimenti femministi che ingaggiano numerose battaglie di ampliamento dei diritti civili, di trasformazione delle mentalità e degli stili di vita, di conquista della parità sostanziale ma non senza difficoltà. Emblematico, in tal senso, l’episodio Zanzara, il giornale del liceo Parini di Milano che nel 1966 pubblicò l’inchiesta Che cosa pensano le ragazze oggi sui temi dell’educazione sessuale e dei rapporti prematrimoniali, e che comportò il rinvio a giudizio degli autori dell’inchiesta, conclusosi con l’assoluzione. Ada Gobetti, in quei giorni, dalle pagine del suo «Giornale dei genitori» solidarizza con i giovani che fanno istanza di un’etica sessuale rinnovata che trasformi il sesso, non più in semplice strumento di procreazione bensì «di progresso individuale, di gioia di vivere»: un incontro tra due esseri umani liberi, consapevoli, responsabili e animati da un sentimento reciproco, capace di restituire quell’unità della persona distrutta dalla moderna società tecnologica e capitalistica. Solo un’etica sessuale rinnovata sostiene Ada, potrà mutare sia «la distribuzione del potere nella famiglia e nella società», sia la «strumentalizzazione del sesso a fini commerciali ed economici» 14, che mercifica il corpo della donna rendendola ‘oggetto’ e proiezione del desiderio maschile 15.
Eppure il fermento degli anni Settanta non riesce ad incidere sulle scelte che coinvolgono la scuola e molte disposi- zioni normative restano lettera morta: come quella sull’istituzione dei consultori (legge 405/1975) che introduceva la necessità di un investimento educativo e preventivo sui temi della sessualità e della tutela della salute. Nel frattempo, si va affermando a livello culturale, anche grazie ai documenti internazionali, un’idea di educazione sessuale ben più complessa ed estensiva rispetto al passato. Oggi, infatti, con il termine «educazione sessuale» intendiamo riferirci non tanto alla semplice diffusione delle informazioni medico-sanitarie, come veniva intesa negli anni Settanta, quando l’educazione repressiva del passato aveva occultato le più elementari conoscenze sessuali: dalla conoscenza del corpo umano, ai sistemi riproduttivi, contraccettivi o alle malattie sessualmente trasmissibili. Bensì ad una vera e propria «educazione sentimentale» capace di disvelare la sessualità nella sua dimensione di costrutto culturale, declinabile storicamente, sotteso da dinamiche di potere caratterizzate da eclatanti diseguaglianze che hanno con-determinato in modo normativo e spesso molto stringente le identità di genere, il rapporto con il proprio corpo, le libertà di realizzazione sentimentale, le relazioni affettive, la possibilità di progettarsi in modo libero e autonomo dai destini sociali imposti. Ricevere un’educazione sentimentale dovrebbe significare, così, già dalla prima infanzia, acquisire gli strumenti culturali che permettano – a uomini e donne – di collocarsi consapevolmente nella rete di relazioni, contesti, sistemi ed esperienze nelle quali si è immersi; di collocarsi nella storia ricostruendo la propria genealogia di genere e i modelli di femminilità e mascolinità imposti socialmente; di decostruire gli stereotipi e i pregiudizi, più o meno espliciti, veicolati dal linguaggio; di di- svelare i silenzi e i rimossi della cultura che operano in modo pervasivo e nascosto condizionando le esistenze di individui e gruppi 16.
III.
Oggi le indicazioni che provengono dall’Europa sono chiare: per combattere la violenza di genere occorre attivarsi per una progettualità educativa centrata sulla parità di genere sostanziale e sul rispetto delle differenze. L’Unesco per orientare l’educazione sessuale nel sistema formativo dei vari paesi europei, propone la formula di «Comprehensive Sexuality Education» (CSE), che diffonda una cultura dei diritti, dell’uguaglianza di genere, e combatta i fenomeni della violenza e della discriminazione sessista (omolesbobitransfobica) e patriarcale.
Nel 2013 l’Italia con la L. 128/2013 ha sancito la formazione obbligatoria per tutto il personale delle scuole di ogni ordine e grado relativamente «all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità, delle pari opportunità e al superamento degli stereotipi di genere». Una affermazione che è rimasta pura affermazione di principio poiché i finanziamenti sono stati dirottati su corsi di alternanza scuola-lavoro. Nel 2015 la legge n. 107 ha introdotto nel Piano triennale dell’offerta formativa delle scuole l’attuazione dei principi di pari opportunità e di prevenzione delle discriminazioni e delle violenze di genere. La legge ha scatenato – come è noto – un dibattito pubblico su una inesistente e strumentale «ideologia gender», con forze cattoliche e conservatrici (ProVita, Manif pour tous Italia) che hanno denunciato la volontà di dar vita a percorsi di manipolazione psicologica, volti a condizionare l’orientamento sessuale dei bambini attraverso forme di iniziazione all’omosessualità, alla pornografia e alla promiscuità sessuale. Una interpretazione che mostra il permanere non solo di mentalità arcaiche come quelle in relazione ai temi del- l’autodeterminazione sessuale, ma soprattutto il permanere di dispositivi reazionari per combattere le istanze dei movimenti LGBTQ+ 17.
Una posizione nutrita di fraintendimenti che, anche se agita da una minoranza, ha contribuito a ritardare le scelte politico-culturali di questo paese. Nonostante le raccomandazioni internazionali, l’esecutivo in carica dal 2022 non ha favorito progressi legislativi in tal senso. La stessa Risoluzione Sasso, presentata dalla Lega e approvata in VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati nel 2024, ribadisce il divieto ad una ideologia gender: «Abbiamo detto no all’UE che vuole destinare milioni ai corsi Erasmus DragTivism Jr., come strumento di propagazione di questo ‘dogma’, e in Italia ci opporremo in qualsiasi modo alla pericolosa ideologia woke» 18. Nel 2024, sulla scia dello sconcerto pubblico in relazione al femminicidio della giovane Giulia Cecchettin, il ministro dell’istruzione Valditara ha emanato le nuove Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica (in vigore dal 2024/25) che non menzionano esplicitamente l’educazione sessuale e affettiva, limitandosi al bullismo, al cyberbullismo e alla violenza contro le donne.

Il documento è stato bocciato all’unanimità dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione a causa della scarsa attenzione alle discriminazioni di genere 19. Ad aprile 2025 è stata pubblicata la bozza delle Nuove indicazioni 2025 per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione che definisce la violenza di genere una «triste patologia» – quindi non un problema da decostruire nelle sue radici culturali – da contrastare attraverso una indecifrabile «educazione del «cuore». Mentre è di questi giorni il disegno di legge che imporrebbe il Consenso preventivo per iscritto dei genitori su iniziative di educazione alla sessualità 20. Così se per la scuola dell’infanzia e primaria i contenuti sarebbero limitati alla conoscenza biologica del corpo umano e della riproduzione, presso le scuole secondarie, invece, sarà necessario il consenso preventivo dei genitori che potranno valutare il materiale informativo di riferimento. Una proposta di consenso che vanifica la libertà di insegnamento, l’autonomia scolastica, la possibilità di un intervento educativo su vasta scala. Ancora una volta, un’occasione mancata.

BIBLIOGRAFIA
1 Cfr. Burgio, Adolescenza e violenza. Il bullismo omofobico come formazione alla maschilità, Mimesis, 2017.
2 Cfr. G. Duby, M. Perrot, Storia delle donne in Occidente, voll. V, Laterza, Roma-Bari 1996.
3 Cfr. A. Di Grigoli (a cura di), Educare figli maschi. Un’introduzione alla pedagogia critica sulle maschilità, Franco Angeli, Milano 2025. Fra i classici sulla crisi dell’identità maschile cfr. L. Zoja, Il gesto di Ettore. Preistoria, stoia e attualità e scomparsa del padre, Bollati Boringhieri, Torino 2016; ancora, A. Bellassai, Ge- nere e mascolinità. Uno sguardo storico, Roma, Bulzoni, 2000.
4https://www.repubblica.it/com- menti/2025/04/03/news/femminicidi_sula_ca mpanella_paradosso_del_patriarcato- 424102447/
5 V. Bruno, Non un di più, non un di meno. Il ruolo dell’educazione nella lotta alla violenza di genere, in «Women & Education», n. 2, anno II, 2024.
6 Cfr. F. Borruso, C. Covato, Differenze di genere, politiche europee e realtà del sistema scolastico italiano, in M. G. Delgado, M.F. Lorenzo, C. Machado-Trujillo (Eds.), Transferencia, transnacionalizaciòn y transformaciòn de las polìtica educativas (1945-2018), Farenhouse, Universidad de la Laguna, Sala- manca, 2020, pp.257-264
7 M. Foucault, La volontà di sapere, Feltrinelli, Milano, 1976, p. 19.
8 Sui diversi destini educativi di genere cfr. C. Covato, Memorie discordanti. Identità e differenze nella storia dell’educazione, Unicopli, Milano 2007; ancora: F. Borruso, R. Gallelli, G. Seveso (a cura di) Dai saperi negati alle avventure della conoscenza. Esclusione ed emancipazione delle donne nei percorsi educativi fra storia e attualità, Unicopli, Milano, 2022.
9 In questa direzione vanno le encicliche Divina Illius Magistri del 1929, l’Humanae vitae del 1968 e l’Evangelium vitae del 1995. Cfr. G. Rifelli, C. Ziglio, Per una storia del- l’educazione sessuale 1870-1920, La Nuova Italia, Firenze, 1991.
10 Cfr. F. Borruso, Il discorso sul piacere: obblighi riproduttivi e controllo sociale dei corpi tra Otto e Novecento, in G. Seveso (a cura di), Corpi molteplici, Guerini scientifica, Milano 2017, pp. 55 e ssg.
11 Cfr. L. Azara, I sensi e il pudore. L’Italia e la rivoluzione dei costumi (1958-1968), Donzelli, Roma 2018.
12 Cfr. M. Casalini, Famiglie comuniste. Ideologie e vita quotidiana nell’Italia degli anni Cinquanta, il Mulino, Bologna, 2010.
13 Cfr. F. Borruso, Per educare ad una maternità responsabile: la legge sull’aborto in Italia fra progettualità, polemiche e compromessi, Women & Education, n.2/2023, pp.45-49.
14 A Gobetti, Parliamo d’amore non di sesso soltanto, «Il Giornale dei genitori», 1967, pp. 10-15
15 L. Irigaray, Noli me tangere o del valore delle merci, in A. Verdiglione (a cura di), Ses- sualità e politica, Feltrinelli, Milano, 1976, pp. 160-170.
16 Cfr. I Biemmi e B. Mapelli, Pedagogia di genere. Educare ed educarsi a vivere in un mondo sessuato, Mondadori, Milano 2023.
17 S. Garbagnoli, M. Prearo, La crociata ‘anti-gender’. Dal Vaticano alle manif pour tous, Torino, Kaplan, 2018. Ancora cfr. N. Chiere- gato, S. Demozzi, S. Najjar, To bi or not to bi? La bisessualità in Italia tra cancellazione, stereo- tipi e affermazione di sé: le sfide per l’educazione, «Pedagogia delle differenze», n. 52, 2023, pp.99-126.
18https://www.orizzontescuola.it/la-lega- dice-basta-alla-propaganda-gender-nelle- scuole-proteggeremo-i-bambini-dalliper-sessualizzazione-approvata-risoluzione-in-commis- sione-cultura/.
19Cfr il parere del CSPI: https://www.flcgil.it/files/pdf/20240828/parer e-cspi-del-28-agosto-2024-linee-guida-inse- gnamento-educazione-civica.pdf
20https://www.provitaefamiglia.it/iniziati- va/campagna-mio-figlio-no
