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15 Gennaio 2025
Articoli

Guardando le figure. La lunga strada dell’albo illustrato 


dal Pepeverde (Franca De Sio)

La grande attenzione dell’editoria all’albo illustrato ha sorpreso, come ha sorpreso la risposta del mercato e del pubblico. Alcune opere sono davvero innovative nel campo dell’uso dell’immagine e del suo rapporto con la scrittura, tanto che si sta modificando anche la letteratura per gli adulti. Ripercorrere la storia degli albi illustrati aiuta a comprendere le luci, e qualche ombra, su questo fenomeno.

Franca De Sio ci parla della lunga strada dell’albo illustrato

In principio fu il libro. Destinato a un pubblico ristretto e acculturato, ai figli della borghesia che sapevano leggere, una élite rispetto al popolo analfabeta1. Per loro le illustrazioni di Chiostri, Mazzanti e altri artisti2 accompagnavano la lettura delle avventure, comparivano con parsimonia dopo molte pagine scritte – spesso erano tavole fuori testo e recavano in basso la citazione del momento del racconto, l’indicazione del capitolo e della pagina in cui esso era narrato. La fruizione delle “figure” era in differita rispetto alle immagini che si creavano nella mente dei lettori nel momento in cui leggevano di azioni, ambienti e personaggi narrati. A distanza di pagine, la comparsa di un’illustrazione rievocava il momento, magari invitava a rileggere il brano, le immagini che il lettore si era già create in mente si confrontavano solo successivamente con quelle dell’illustratore. Se si volesse simboleggiare il percorso dell’illustrazione, dal libro all’albo illustrato, basterebbe seguire la storia della rappresentazione di Pinocchio: da Carlo Chiostri ad Attilio Mussino (prima edizione a colori), ad Attilio Cassinelli (prima edizione a fumetti). Con la scolarizzazione di massa, l’istituzione della scuola materna e degli asili nido3, vennero nuovi studi pedagogici, nuovi metodi didattici – basta pensare all’influsso di Élise e Célestin Freinet e all’attivismo del Movimento di Cooperazione Educativa – e venne l’apertura verso nuovi panorami della produzione editoriale, favorita anche dalla straordinaria azione di Carla Poesio, esperta dell’editoria internazionale per ragazzi e promotrice della BCBF, inaugurata nel 1964. Vennero, dunque, nuovi e coraggiosi progetti rivolti a una più ampia platea di lettori, il pubblico dei bambini e dei ragazzi cambiò4. Grazie al vento d’oltralpe, d’oltremare e d’oltreoceano, captato da donne “avanguardiste” come Rosellina Archinto, Gabriella Armando, Orietta Fatucci, Nicoletta Codignola, Arianna Papini – ma l’elenco al femminile potrebbe continuare – arrivano in Italia i mostri selvaggi di Sendak (Nel paese dei mostri selvaggi, Emme Edizioni, 1969), i dinosauri di Michael Foreman (I dinosauri contro il mondo immondizia, E.Elle, 1975), il topo di Delessert (Come il topo piglia un sasso sulla testa e scopre il mondo, EL, 1976), lo strano camaleonte di Altan (Kamillo Kromo, EL. 1978), i due mostri di Mckee (Zang Zang, Quadragono Libri, 1979) e molte altre particolari bestie d’artista che comunicano con l’immaginario dei piccoli lettori. Forse risvegliando in essi i legami ancestrali che legano l’umanità alle rappresentazioni di animali. Tigri, tori, leoni, draghi, elefanti e serpenti sono stati e in alcuni casi sono ancora la rappresentazione di potenze e sapienze, o semplicemente di furbizie, superiori alle capacità umane: Quetzalcoatl il dio serpente dei Maya, Ganesh il dio elefante indù, Qinglong il protettivo drago cinese, Apis, il toro della mitologia egizia, Hanuman il dio scimmia indù forte e fedele. Non è un caso se le figure di animali, più o meno antropomorfizzati, continuano ad essere le prime che vengono proposte al bambino negli albi illustrati. Finalmente si riconosce ai più piccoli una capacità e autonomia di “lettura” ben più ampia di un tempo, convinti che attraverso l’immagine, con o senza il testo scritto, si possano comunicare anche a loro concetti complessi. Bruno Munari opera da antesignano. I suoi albi con finestrelle e pagine di diverse dimensioni escono per Mondadori nel 1945: la serie I libri di Munari comprende Mai contenti, L’uomo del camion, Toc toc chi è? Apri la porta, Il prestigiatore verde, Storie di tre uccelpoetico Nella nebbia di Milano (1968). Nello stesso periodo e nella stessa casa editrice brillano altri autori e titoli, come Leo Lionni (Piccolo blu e piccolo giallo e È mio!,1967), Iela Mari (, 1967), Emanuele Luzzati (Alì Babà e i quaranta ladroni, 1968). Attilio Cassinelli con i suoi topolini (I due topini curiosi, Giunti Marzocco, 1967) e Richard Scarry con tanti animaletti (Il libro delle parole, Mondadori 1965, Le storielle di mamma Oca, Mondadori, 1967) uniscono arte e didattica. Un approccio didattico, ma non meno artistico, proponendo per lo più agganci con il mondo reale e con la natura, è negli albi de La Nuova Italia Educazione Primaria (NIEP), escono nel 1977 Uguale alla rovescia, , Con un soffio, La nonna del balcone fiorito, quest’ultimo, che lieve suggerisce lo scorrere del tempo, è di Marielle Muheim, collaboratrice di Munari e docente di molti corsi di formazione e aggiornamento per “Leggere l’arte”. A farla leggere pensa anche Pinin L’arte per i bambinilardi a partire dal 1973. lini, Il venditore di animali, Gigi cerca il suo berretto, in seguito pubblicati dalla Emme Edizioni, così come il Il palloncino rosso5Verde piselloCarpi, ideando la collana , eccezionale commistione di immagini da quadri di celebri pittori con testi d’autore, pubblicata da Val

Qualche anno dopo, la raffinata rivista “L’illustrazione dei piccoli”, purtroppo di breve durata (Guanda, 1982-1984), offre allo sguardo dei bambini un orizzonte artistico che va da Leonardo a Mordillo, da Bruegel a Ungerer e poi Schulz, Lobel, Altan, Sendak. La mostra internazionale di illustrazione per l’infanzia organizzata da Štěpán Zavřel a Sàrmede nel 1983, e poi la sua scuola internazionale di illustrazione, sono di stimolo per la nascita di altri artisti (tra cui Arcadio Lobato, a sua volta docente a Sàrmede). Mentre l’incontro di Zavřel con la società grafica AZ di Verona aveva già portato alla produzione degli albi di altissimo livello della casa editrice svizzera Bohem Press (1973) e di altri editori internazionali e italiani. La casa editrice Arka nasce nel 1985 proprio pubblicando in Italia i libri della Bohem Press e poi prosegue con il motto “Crescere con l’arte”. Negli anni Ottanta è già diffusa la fama di illustratori come Marcus Pfister, Lisbeth Zwerger, Kreta Pacovska, Tony Ross, Max Velthuijs, Eric Carle, Raymond Briggs, Erwin Moser, Elzbieta, Janosch, Silverstein, Frans Haacken, ecc. accanto a quella degli italiani Cecco Mariniello, Grazia Nidasio, Octavia Monaco, Nicoletta Costa, Chiara Carrer, Chiara Rapaccini, Giulia Orecchia, Lorenzo Mattotti, Roberto Innocenti, Fulvio Testa e altri. Le case editrici che pubblicano albi illustrati sono numerose, tra esse E.Elle, Emme, Nuove edizioni romane, Nord-Sud Edizioni di derivazione svizzera, AER di Bolzano, Quadragono Libri, Lemniscaat, Arka, Fatatrac, Dalla parte delle bambine, Nuages, Bompiani, Rizzoli, Mondadori, Einaudi, La Coccinella, Chartusia, Corraini. 

Negli ultimi decenni il successo dell’albo illustrato è esploso. Altre case editrici si sono aggiunte, pubblicando nuovi illustratori e ripubblicando gli storici, tra esse Lapis (2000), Orecchio acerbo (2001), Zoolibri (2001), Gallucci (2002), Adelphi con la collana “I cavoli a merenda” (2002), L’Ippocampo (2003), Topipittori (2004), Camelozampa (2007), LupoGuido (2018), Storiedichi (2023) e altre. 

Un nuovo pubblico si è formato, e non soltanto di bambini. Immersi nella preponderante temperie visiva odierna, ragazzi e adulti – tra essi anche quelli che hanno goduto dell’ottima qualità degli albi negli scorsi decenni – “consumano” albi illustrati e in qualche modo ne determinano l’evoluzione. È recente la pubblicazione di un albo illustrato appositamente pensato per gli anziani di una RSA6. Alcune case editrici, pescando nel passato e guardando al futuro, pubblicano albi illustrati prevalentemente rivolti a lettori adulti, tra esse: Edizioni Fioriblù (2003), Vanvere Edizioni (2012), Marinoni books (2020), Quinto Quarto (2024). 

L’albo illustrato, nato per soddisfare l’infanzia, è diventato rispetto all’età, un prodotto a più largo raggio e sempre più raffinato. 

Non si dovrebbe dimenticare che “albo illustrato” è una traduzione imprecisa di picture book, sostiene Maurice Sendak. La definizione inglese suggerisce un legame con una forma d’arte piuttosto che con una funzione: illustrare è anche spiegare, rendere più chiara la frase, il racconto; ma il picture book è arte a parte, non spiega le parole, quando esse ci sono le affianca con voce diversa. Se c’è accordo, se è ben scritto come uno spartito musicale, il lettore godrà dell’albo illustrato come dell’esecuzione di una grande orchestra. A valutare le potenzialità e il valore dello “strumento” invitava Emanuele Luzzati, già nel 1981: «In questi anni c’è da registrare un significativo ritorno di attenzione sull’illustrazione [ ] Se mi è concessa una critica a buona parte delle scuole per illustratori, devo rimarcare che, al di là di una forse eccessiva cura della tecnica, ho la sensazione che purtroppo troppe volte ci dimentichiamo della natura dell’illustrazione in sé. Illustrare è creare un rapporto, con un testo, con un autore, con dei personaggi. C’è una narratività dell’illustrazione, un raccontare con i segni e l’immagine – cosa che i grandi illustratori ovviamente fanno e sanno fare – ma che è terribilmente difficile da insegnare, da imparare e da saper trasmettere»7. Non è un caso che tra i migliori albi illustrati vi sono quelli in cui l’autore dei testi coincide con quello delle immagini, da Beatrix Potter con La storia di Peter Coniglio, a Quentin Blake in Zagazoo e Il signor Filkins nel deserto, Tomi Ungerer in Allumette, Kveta Pacovska in Il piccolo re dei fiori, Fabrizio Silei in Io riparo violini!, Attilio Cassinelli in Il re della foresta, solo per citare alcuni artisti e, di essi, alcune opere. Pamuk ribadisce la pari dignità tra parola e immagine. Alla mostra “Orhan Pamuk. Parole e Immagini”8 in cui erano esposti dodici dei suoi taccuini, l’autore turco insignito del premio Nobel per la letteratura (2006) si preoccupava di far capire che i suoi disegni «non sono illustrazioni del testo ma arte in purezza». E a Book City ’23 provocatoriamente rifletteva che «I vecchi tempi in cui le parole erano immagini, erano forse i più felici». Citava da Yourcenar9, ma forse pensava anche agli artisti paleolitici della grotta di Lascaux, così lontani dalle parole e dalle guerre. 

Di certo sono le immagini che per prime dall’occhio arrivano alla mente, più velocemente delle parole organizzate in frasi. La decodifica delle immagini, la loro “lettura” è senza dubbio condizionata dalle strutture mentali già costruite con l’esperienza, ma attinge anche a un mondo onirico comune, trasversale, globale. Credo che oggi si possa affermare che il linguaggio letterario può essere composto di immagini e parole. 

Sono lontani i tempi in cui l’illustrazione era vista come coadiutrice del testo, essa può narrare alla pari, e con maestria. Lo dimostrò già nel 1967 Hugo Pratt con La ballata del mare salato. Ora uno scrittore di fama come Pennac si affida alla disegnatrice Florence Cestac per la sua graphic novel Un amore esemplare (Feltrinelli comics, 2018), vivifica con i tratti di Jacques Tardi la nuova edizione de Gli esuberati (Feltrinelli, 2024) e condensa L’occhio del lupo per il segno di Mathieu Sabin (Gallucci, Collana Balloon, 2024). 

Viviamo in un’epoca in cui la comunicazione passa attraverso le immagini. Si comunica con emoticon, gli scambi di foto e video sul cellulare sostituiscono una conversazione, la velocità di trasmissione dell’immagine (“basta un’occhiata!”) viene preferita al tempo lungo necessario per leggere un testo scritto. È dunque naturale che anche la letteratura si esprima nella forma ibrida dell’albo illustrato. Lo fa anche con gli albi di sola grafica, i silent book, che si propongono come forma di comunicazione artistica autonoma, incontrando sempre più il favore del pubblico – L’onda di Suzy Lee, Clown di Quentin Blake, L’isola di Janssen Mark sono già dei classici, e prima di loro vennero Raimond Briggs, Tomi Ungerer, ecc. 

L’immagine, che non ha bisogno di traduzioni, supera i confini linguistici e più facilmente anche quelli culturali: la sezione italiana della Ibby International accoglie con i migliori silent book del mondo gli emigrati che arrivano a Lampedusa. Naturalmente il mercato ha raccolto i segnali, la produzione di albi illustrati è anche un’operazione commerciale che rende. 

Peccato che a volte si pensi che sia sufficiente mettere l’illustrazione in pagina per fare un bel libro, il testo viene adeguato alla prevalenza delle immagini senza creare intesa con esse. Il moltiplicarsi delle scuole di illustrazione ha creato alcuni validi artisti, ma anche moltissimi buoni tecnici. Ne è derivata una sovrabbondanza di prodotti esteticamente e tecnicamente decorosi, a volte decisamente belli, ma che sfuggono a quella “regia dell’albo illustrato” che tanto apprezzava Carla Poesio. Il rischio è il perdersi della narrazione in spettacolo, soffocando la comunicazione con l’estetica. Ma se è vero che il “mestiere” di lettore non è più legato alla interpretazione della sola parola scritta, è altrettanto vero che decenni di ottimi albi illustrati hanno prodotto una nuova alfabetizzazione: parole e immagini sono protagoniste di una nuova cultura multimediale. Chi vive in essa sa scegliere, per se stesso e per gli altri. Lunga vita all’albo illustrato per tutti! 

Note

1 In Italia nel 1860 gli analfabeti erano il 78%, diversamente distribuiti tra nord e sud del Paese. 

2 Per un itinerario storico sugli illustratori: E. Detti, Senza parole, Valore Scuola, Roma, 2002; A. Faeti, Guardare le figure, Donzelli, Roma, 2011. 

3 Rispettivamente con le leggi 444 del 1968 e 1044 del 1971. 

4 Una panoramica sui fermenti editoriali del periodo in I nostri anni 70. Libri per ragazzi in Italia. A cura di Silvana Sola e Paola Vassalli, Mantova, Corraini, 2014. Molte pubblicazioni dell’epoca sono possedute dalla BCT di Terni, si veda: < https://opac.umbriacultura.it/SebinaOpac/query/fondo%20storico%20editoria%20per%20bambini%20e%20ragazzi?bib=UM109&context=catalogo >. 

5 Sulla storia della casa editrice si veda https://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/soggetti-produttori/ente/ MIDB00140B/. 

6 Lassù è casa mia, testo di Loris Giuriatti, illustrazioni di Maddalena Pesaresi, Editrice Dapero, 2023. 

7 Intervista di Francesco Langella e Emilio Vigo: Luzzati parla di Lele in “L.G. Argomenti”, n. 3, 1981. 

8 Mostra tenuta al Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, a Fontanellato (Parma) dal 18.11.2023 al 17.03.2024. Il libro di Pamuk Ricordi di montagne lontane (Einaudi, 2023) raccoglie molti dei suoi taccuini, con scritti e disegni. 

9 Come Wang-Fô fu salvato, in M. Yourcenar, Novelle orientali, Bompiani, 1986. 



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